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La Storia del teatro Marenco

Nei primi decenni del 1800, un salone del pittore Pietro Bergallo, situato in via Marenco, serviva come teatro ad una compagnia di attori dilettanti cebani, ma il locale era troppo piccolo per contenere tutti gli spettatori che volevano assistere agli spettacoli. Questi attori, visto il loro crescente successo, fondarono una Societa' Filodrammatica e proposero al comune di edificare un vero teatro. Esisteva in via Pallavicino un edificio in stato deplorevole: si trattava del vecchio carcere caduto in disuso dopo la soppressione della Provincia di Ceva. Il 22 novembre 1858 il comune delibero' di concedere alla Filodrammatica i suddetti locali per la costruzione del nuovo teatro e di contribuire con la somma di 6000 Lire da erogarsi in cinque anni.
La Filodrammatica disponeva di 1000 Lire, le spese di costruzione erano calcolate in 16000 Lire. Si stabili' allora di vendere i 41 palchi del costituendo teatro in numero di per Lire 230 cadauno (i palchi rimanenti andarono a disposizione del Comune) per ottenere i fondi mancanti. Formata una commissione mista tra Societa' e Comune, su progetto di Donato Levi, si iniziarono i lavori nell'aprile 1860.
La Societa' aveva assunto l'impegno di completare i lavori in cinque anni, ma li volle terminati per l'agosto 1861, dopo solo quattordici mesi! Ma i fondi si dimostrarono insufficienti, a causa di alcune defezioni, per cui gli attori si impegnarono in recite straordinarie tra cui, per la prima volta, fu rappresentata la Passione di Cristo, che fu ripetuta piu' volte e piu' volte al giorno nei cameroni della filanda Siccardi, nel Borgo Sottano.
Il 31 agosto 1861 il Teatro era terminato. Il Comune di Ceva decise di intitolare il Teatro al grande poeta e benefattore cebano Carlo Marenco e, d'accordo con la Filodrammatica, venne stabilito che le manifestazioni di apertura ufficiale avvenissero il 28 settembre 1861 con la rappresentazione della Pia de' Tolomei, tragedia del Marenco, il 29 con la Locandiera di G.Goldoni ed il 30 con la Francesca da Rimini di Silvio Pellico.
Il Teatro Marenco, con i suoi 48 palchi, la platea e la galleria e' dotato di un acustica eccezionale. Il celebre comico Macario, cebano d'adozione, calco' piu' volte le tavole del palcoscenico del Marenco ed ebbe a paragonarlo ad una "bomboniera".
Gli stucchi in legno dei palchi e del palcoscenico sono ad opera di Alessandro Boasso, gli affreschi del soffitto, dei palchi sono stati eseguiti dal pittore Giuseppe Vigna, il tendone fu dipinto del cebano Vincenzo Odello (Cilin). Il teatro Marenco fu ristrutturato, dopo anni d'abbandono, grazie all'intraprendenza di Riccardo Luciano e il contributo della cittadinanza cebana.
Dopo scavi effettuati per la realizzazione del piano bar, e' stata rinvenuta anche l'antica colonna cilindrica ora esposta nel suddetto locale. Probabilmente faceva parte della struttura dell'antica Chiesa di S. Maria di Piazza, la quale sorgeva sul sito ora occupato dal Teatro.
Nel 2007 l'edificio ha di nuovo subito importanti restauri, al fine dei riportarlo allo splendore d'un tempo. Dopo anni, finalmente il soffitto affrescato torna a fare da cornice all'imponente lampadario di cui la sala e' dotata, sono stati rinnovati gli impianti scenici e sanate parti dell'intonacatura e del tetto che subivano i danni dell'umidita'.


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